Disprassia a Scuola: Guida alla Scelta dello Zaino e degli Strumenti Facilitanti
In questi giorni la maggior parte di noi è indaffarato nel pensare a come preparare la valigia per le agognate vacanze, operazione che richiede una pianificazione seria e meticolosa. Qualcuno, soprattutto mamme e papà che per la prima volta si affacciano al mondo della scuola, hanno una preoccupazione in più: il corredo scolastico.
Non è semplice districarsi tra zaini, cartelle, astucci, e materiale vario e se i propri figli hanno delle difficoltà tutto sembra complicarsi ulteriormente.
Nel presente articolo cercheremo di aiutare genitori, terapisti ed insegnanti in modo da chiarire quali siano le difficoltà che possono incontrare in particolare i bambini con disprassia e allo stesso tempo offrire pratici spunti, suggerendo alcune tipologie di strumenti che possono facilitare i bambini nelle loro attività scolastiche.
Innanzitutto, che cos’è la disprassia? La disprassia rientra più appropriatamente nei disturbi dello sviluppo della coordinazione motoria (DCD). Secondo il manuale diagnostico DSM V, questo disturbo è caratterizzato da un marcata fragilità nello sviluppo delle capacità di coordinazione motoria, che interferisce in modo significativo con l’esecuzione della attività quotidiane. Le difficoltà non sono dovute ad altri disturbi fisici, neurologici o comportamentali noti. Tuttavia si possono spesso osservare altri disturbi associati come: disturbi dell’apprendimento, deficit di attenzione e iperattività. In alcuni casi sono presenti comorbidità come disturbi dello spettro autistico e disabilità intellettiva.
Quali sono gli aspetti più fragili nei bambini con disprassia? Sebbene attualmente non si sappia con esattezza quali siano le cause dei problemi di coordinazione motoria, gli studi mostrano che questi bimbi possono avere difficoltà a pianificare, organizzare, eseguire e/o modificare specifici gesti motori (=prassie), nonché acquisire nuove abilità motorie. Tendono ad usare la vista più di altri tipi di feedback per guidare i loro movimenti e molto spesso non sono in grado di prevedere l’esito dei loro gesti motori, di conseguenza hanno difficoltà a rilevare gli errori nei movimenti, imparare dai propri errori o correggere i loro movimenti. Le abilità motorie non diventano automatiche per cui essi devono mantenere costantemente un certo sforzo e una certa attenzione per perseguire l’attività. Inoltre, si nota spesso un marcato impaccio nel trasferire e generalizzare determinate abilità motorie in attività diverse.
La letteratura conferma inoltre come le difficoltà prassiche siano strettamente connesse con alterazioni degli aspetti d’integrazione sensoriale. Secondo la Dott.ssa Jean Ayres, terapista occupazionale americana, nella disprassia la pianificazione motoria è deficitaria, come conseguenza del fatto che il bambino disprassico ha una percezione corporea inadeguata a causa di uno scarso processamento degli stimoli: TATTILI (difficoltà a discriminare le cose che lo toccano o che lui tocca), PROPRIOCETTIVI (provenienti dai muscoli e dalle articolazioni, senza i quali non sapremmo dove sono le varie parti del nostro corpo e come si stanno muovendo, ecco perché questi bambini si affidano molto di più alla vista); VESTIBOLARI (il sistema vestibolare, infatti, modula le informazioni provenienti dagli altri sensi, ed è responsabile del tono muscolare che mantiene i muscoli tonici e pronti ad eseguire i comandi provenienti dal cervello).
Ecco quindi che spesso il bambino con disprassia si presenta come un bambino goffo e maldestro. Può avere un impaccio più o meno marcato nella abilità grosso-motorie e/o fine-motorie; si può notare un ritardo nell’acquisizione di alcune competenze (es: andare in biciletta) e una difficoltà nell’acquisire/eseguire nuova abilità motorie (es: vestirsi). Può inoltre mostrare uno scarso equilibrio e controllo posturale, nonché un impaccio nelle attività che richiedono l’utilizzo delle due mani (es: tagliare con le forbici). Può essere impacciato nell’organizzare i propri spazi di lavoro (Es: dallo spazio del banco di scuola alla pagina del quaderno) e nel completare il compito entro un limite di tempo previsto. Allo stesso tempo, il bambino con disprassia può mostrare un’apparente mancanza di interesse o evitare determinate attività motorie: l’affaticamento e i ripetuti tentativi possono spingere il bambino ad evitare di prendere parte a determinate attività. Non è insolito notare una scarsa tolleranza alla frustrazione nonché una ridotta autostima ed un’opposizione ai cambiamenti della propria routine causati dalle difficoltà sperimentate nell’affrontare le attività quotidiane.
Nel parlare dei bambini con disprassia, è bene tenere presente che si tratta di un gruppo molto differenziato: alcuni bambini possono avere difficoltà in diverse aree, mentre altri possono avere un impaccio solo in determinate attività. È bene quindi sottolineare che anche le proposte che vengono offerte devono essere pensate con criterio e diversificate in base alle risorse e alle potenzialità di ogni singolo bambino. Si ribadisce quindi che i materiali suggeriti in seguito non devono essere considerati come le uniche possibili soluzioni che possono venir incontro ai bisogni dei bambini con disprassia. Essi rappresentano solamente degli spunti e degli esempi sulle tipologie di materiale che possono facilitare maggiormente i bambini nelle loro attività scolastiche.
Oltre a proporre strumenti compensativi che possano facilitare le attività di questi bambini, è bene ricordare che è possibile offrire percorsi mirati atti a promuovere l’acquisizione di strategie specifiche che permettano ai bambini di affrontare con maggior successo le loro attività quotidiane. La letteratura internazionale individua nei terapisti occupazionali e nei fisioterapisti le figure maggiormente indicate a sostenere la partecipazione dei bambini con impaccio nelle abilità di coordinazione motoria, in grado di offrire consulenze specifiche sulla gestione delle occupazioni e dell’ambiente, sull’acquisizione di abilità motorie specifiche volte alla promozione di una maggiore autonomia.
La prima questione da affrontare è l’acquisto dello zaino. Moschettoni, cerniere, ganci, tasche… possono essere un vero e proprio ostacolo per un bambino con disprassia. Per questo motivo, abbiamo fatto una ricerca tra gli zaini in commercio e selezionato quelli che possono facilitare questi bimbi, in base a: facilità nell’uso, resistenza, ergonomia, rispetto dell’ambiente, individualità e personalizzazione e costo.
La scelta è ricaduta sugli zaini della ditta ERGOBAG per i bambini con altezza compresa tra i 100 e i 150 cm e quelli della SATCH per i ragazzi con un’altezza tra i 140 e i 180 cm.
Cosa rende speciale gli ERGOBAG?
Come prima cosa vogliamo dirvi che è uno zaino approvato dall’Institut der Gesundheit und Ergonomie di Norimberga (Germania) una rete di medici, fisioterapisti, scienziati, personale addetto alla gestione della salute sul luogo di lavoro, funzionari governativi o sviluppatori di prodotti, rivenditori che si occupano tutti di salute ed ergonomia.
Uno dei fattori che ci ha convinto è la chiusura, semplice e sicura perché “a calamita” così si evitano le difficoltà legate alle chiusure di fibbie a scatto o alla cerniera.
L’ergonomia è il concetto di base di questo zaino:
- lo schienale ha barre stabilizzatrici in alluminio. Le barre in alluminio forniscono un’eccezionale stabilità e supportano la distribuzione del carico sulla zona pelvica.
- L’altezza dello schienale è regolabile gradualmente fino a 140 cm,
- Lo schienale è imbottito e traspirante si adatta alla colonna vertebrale in modo tale che la posizione dello zaino sulla schiena sia perfettamente comoda
- Gli spallaci sono ergonomici e la cintura lombare è imbottita. Questo è importante perché sposta il carico del peso dalle spalle alla zona più robusta dell’anca.
Quando si apre l’ERGOBAG l’interno presenta due ampi vani per riporre i libri e i quaderni. Un divisore robusto fa si che lo zaino non si afflosci su se stesso ma mantenga sempre la forma facilitando quindi il riporre o l’estrarre i libri e i quaderni.
Gli ERGOBAG si possono trovare in 4 differenti modelli (prime, pack,cubo e cubo light) in tanti colori diversi e tutti personalizzabili grazie a 30 set di Kletties, adesivi in velcro intercambiabili.
Tutti gli zaini sono impermeabili perché ricavati al 100% da bottiglie PET.
Gli zaini SATCH hanno le medesime caratteristiche ma sono adatti ai più grandi dai 140 ai 180 cm. Gli zaini SATCH hanno pensato alle esigenze degli adolescenti dotando gli zaini di tasche espandibili e in alcuni modelli anche l’uscita per le cuffie per poter ascoltare la musica in totale tranquillità e sicurezza. Lo zaino SATCH si trova in 3 modelli (match, pack, sleek) e in svariate varianti.
Scopri tutte le collezioni ERGOBAG sul sito www.ergobag.com/it/
Autori dell’articolo
Pelloso Giovanna: pedagogista clinico in formazione, docente di scuola primaria.
Elisa Veronese: disprassica, mamma di un bimbo disprassico, infermiera professionale.
Sabrina Favaretto: terapista occupazionale.





